EPILOGO INIZIO 14 AGOSTO

Le famiglie di Zuara

di 

Domenico Ernandes

  
Una spiaggia di Zuara

I Salmeri successivamente si trasferirono in Libia, a Zuara: un paesino sul mare, distante un centinaio chilometri da Tripoli e vicino al confine tunisino. Zuara, con le sue case bianche,  basse e senza tegole, si snodava lungo il litorale libico come un serpente. La zona  vicina al porto si chiamava Zuara Marina. Le due famiglie Salmeri abitavano  in una bella casa  con giardino non lontana dal porto. In quella casa, circondata da alte palme di datteri, in cui da piccolo i miei genitori mi  portavano spesso  per trascorrere le mie vacanze estive, ho lasciato tanti ricordi felici della mia infanzia. A Zuara viveva una discreta comunità di famiglie italiane di cui ancora ricordo alcuni cognomi. Oltre alla famiglia dei Salmeri c'erano quelle dei Rovecchio, Sammartano, Giarratano, Saponaro, Del Gatto, Gianfalla, Barbagrigia, Sanguedolce, Pica, Arabella, Lo Muscio, Cannavo', Albanese, Galazzo, Sghembri, Airo', Repetto, Bartoletti, Rescigno, Punzetta, La Torre, Contenti, Baldini, Scognamiglio, Lazzarino ed il medico condotto dottor Todisco. Il "Maria" e il “I due fratelli” erano usualmente ormeggiati nel porto di Zuara insieme ad altri velieri quali  l'"Eleonora”e il ”San Francesco” di Rocco Rovecchio e l’ ”Amerigo Vespucci” di Beppe Rovecchio, rispettivamente nonno e padre del nostro amico tripolino Vincenzo Rovecchio, giornalista del Corriere di Tripoli. C'era anche il “Cristoforo Colombo” di Antonio  Rovecchio,  padre di mia zia  Cristina Rovecchio e del popolare ciclista tripolino Renato Rovecchio. Con i loro velieri  solcavano le acque lungo la costa libica per pescare le spugne, utilizzando dei palombari professionisti, generalmente i migliori erano greci. Era un lavoro duro ma rendeva discretamente bene. Anche i due figli maschi di mio nonno Giuseppe, Mario grande e Giovanni insieme all'altro Mario, figlio di Vincenzo, aiutavano i genitori nelle operazioni della navigazione e della pesca.

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