LA STANZA DI VICTOR MAGIAR - E venne la notte - Ebrei del Mediterraneo. Intervista a Victor Magiar
LA STANZA  di VICTOR  MAGIAR
  

Victor Magiar
   


E venne la notte
Ebrei in un paese arabo
DI
victor magiar
Edizioni giuntina
   


Ebrei del Mediterraneo. Intervista a Victor Magiar

di Daniela Gross

da http://moked.it/blog/2009/06/19/verita-e-giustizia-per-gli-ebrei-arabi-intervista-a-victor-magiar/

Per una giornata il dramma degli ebrei profughi dai paesi arabi ha ritrovato voce e racconto. Per un giorno questa vicenda ormai secolare, che ha visto l’espulsione di oltre un milione di persone dal Marocco, dall’Egitto, dall’Algeria, dalla Tunisia, dalla Libia e da tanti altri luoghi ancora, è tornata all’attenzione collettiva. Grazie alle iniziative promosse a Roma da Justice for jewish from arab countries (Jjac), realtà internazionale di cui l’UCEI è parte, se n’è parlato alla commissione Affari esteri della Camera, in un incontro con i principali media e in un evento aperto alla cittadinanza al Palazzo della cultura.
Ma il percorso non si esaurisce qui perché l’obiettivo è ben più ambizioso di una generica sensibilizzazione dell’opinione pubblica. “Vogliamo che la storia degli ebrei profughi dai paesi arabi sia raccontata nella sua interezza e che su questa vicenda si possano finalmente ristabilire verità e giustizia”, dice infatti Victor Magiar (nell’immagine), consigliere UCEI, egli stesso protagonista, bambino, di una drammatica fuga dalla Libia narrata pochi anni fa nel romanzo E venne la notte (Giuntina). Punto di partenza di questo nuovo inizio, un documento programmatico che ha visto la luce proprio nell’incontro romano. - See more at: http://moked.it/blog/2009/06/19/verita-e-giustizia-per-gli-ebrei-arabi-intervista-a-victor-magiar/#sthash.5r13HH1h.dpuf
Per una giornata il dramma degli ebrei profughi dai paesi arabi ha ritrovato voce e racconto. Per un giorno questa vicenda ormai secolare, che ha visto l’espulsione di oltre un milione di persone dal Marocco, dall’Egitto, dall’Algeria, dalla Tunisia, dalla Libia e da tanti altri luoghi ancora, è tornata all’attenzione collettiva. Grazie alle iniziative promosse a Roma da Justice for jewish from arab countries (Jjac), realtà internazionale di cui l’UCEI è parte, se n’è parlato alla commissione Affari esteri della Camera, in un incontro con i principali media e in un evento aperto alla cittadinanza al Palazzo della cultura.
Ma il percorso non si esaurisce qui perché l’obiettivo è ben più ambizioso di una generica sensibilizzazione dell’opinione pubblica. “Vogliamo che la storia degli ebrei profughi dai paesi arabi sia raccontata nella sua interezza e che su questa vicenda si possano finalmente ristabilire verità e giustizia”, dice infatti Victor Magiar , consigliere UCEI, egli stesso protagonista, bambino, di una drammatica fuga dalla Libia narrata pochi anni fa nel romanzo E venne la notte (Ed.Giuntina). Punto di partenza di questo nuovo inizio, un documento programmatico che ha visto la luce proprio nell’incontro romano.

Victor, quali sono le possibili prospettive d’azione?
Il documento, su cui vi è stato consenso unanime, ci impegna a porre il tema degli ebrei profughi dai paesi arabi all’opinione pubblica internazionale affinché sia considerata con la dovuta attenzione nelle trattative di pace per il Medioriente.
L’accostamento con la questione palestinese è quasi scontato, anche se si tratta di vicende storiche molto diverse.
Il paragone con i palestinesi scatta immediato. E ce ne siamo resi conto anche nell’incontro con la commissione Affari esteri della Camera. La relazione però non è simmetrica e questo va spiegato. I palestinesi sono profughi perché vittime di un conflitto bellico. Gli ebrei furono invece costretti a lasciare i paesi arabi ben prima della nascita dello Stato d’Israele e della guerra. I primi pogrom nel nord Africa avvengono infatti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Qual’è dunque il rapporto con il mondo palestinese?
Non vi è alcun rapporto conflittuale. Vogliamo solo che la storia degli ebrei dei paesi arabi ritrovi la sua verità e abbia il giusto peso nelle trattative internazionali.

Un aspetto che ha trovato grande attenzione in questi giorni riguarda i beni culturali.
Nei paesi arabi la presenza ebraica è plurimillenaria. Vi sono dunque cimiteri, sinagoghe, musei e edifici dal valore storico e affettivo incommensurabile. Uno dei nostri obiettivi è riuscire a tutelare questo straordinario patrimonio attraverso una serie d’accordi con i singoli governi.

Un compito non facile.
Assolutamente no. Anche perché la questione si pone in modo molto diverso da paese a paese, anche in relazione alla maggiore o minore persistenza della popolazione ebraica.

La fuga degli ebrei dai paesi arabi ha riguardato oltre un milione e mezzo di persone. Eppure, malgrado la sua entità, questa vicenda è ancora poco conosciuta. Per quali motivi?
E’ una storia finora raccontata da pochi per molteplici motivi. Il nostro esodo ha raggiunto il culmine alla fine degli anni Quaranta, quando il mondo andava prendendo coscienza della Shoah. Davanti a quell’immensa tragedia la nostra sembrava una storia minore. Un altro aspetto riguarda il nostro atteggiamento. Fuggendo dai paesi arabi siamo infatti andati verso la libertà, verso l’Europa o Israele. E qui, pur conservando la memoria del passato, abbiamo guardato al futuro costruendoci una nuova vita. Sotto quest’aspetto il nostro essere profughi è stato profondamente diverso dall’esperienza palestinese. L’aver relegato in secondo piano la storia dei profughi ebrei dal mondo arabo dipende infine dal fatto che l’elaborazione di questa perdita così dolorosa ha richiesto un suo tempo storico.

E’ un dolore ormai pacificato?
Fino a un certo punto. Noi ebrei abbiamo abitato per secoli in Libia, in Algeria, in Marocco e in altri paesi in città cosmopolite in cui le lingue, le religioni, le culture e le usanze si mescolavano in armonia e con grande apertura mentale. A Tripoli nella mia classe c’erano bimbi arabi, italiani, francesi, inglesi, greci, jugoslavi … Era un mondo plurale oggi scomparso, distrutto per sempre dal nazionalismo arabo, dal panarabismo e dal panislamismo. E questo ancor oggi continua a farci soffrire fin nel profondo.


  
Victor Magiar, E venne la notte, Ebrei in un paese arabo, Editrice La Giuntina, Firenze 2003, p. 276, Euro 12,00
 

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