LA STANZA  di Francesco Caronia
  




Francesco Caronia
   

LA MIA SICILIA


Puntu e daccapu

Mi dilittavu na vota a pitturari

e no cavallitto avia misu na tila.

Mi spirava i paisaggi  figurari,

di la me’ terra tantu meritusa:

Celu azzurru comu  cartulina,

giardini d’aranci  e di limiuna,

i mari d’un blu scuru culurati,

prisepi  di paisi ne’  muntagni.

No’ viri e sviri chi m’alluntanai,

trasiu Krilù, d’estru pigghiata ,

si misi chi culura a zammatiari

e cu li peri  na mattanza  fici.

Piccatu! tuttu quadru ruvinatu

e  pinsai la mala fini da me terra.

Curaggiu, dissi: ci voli  tila nova

e ricuminciari puntu e d’accapu.


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Un pittore sta dipingendo su una tela un ameno  paesaggio della sua bella regione ma, in un attimo della sua assenza, il proprio cane si improvvisa anche lui pittore e con le zampe sporche di colore pasticcia tutto il quadro. Il pittore si accorge del paesaggio rovinato e pensa che, anche nella realtà, l’intervento dell’uomo nel territorio ha combinato guai ben peggiori. Guai spesso irrimediabili per cui sarebbe opportuno, come per il quadro, ricominciare tutto daccapo.

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Puntu e d’accapo

Mi dilettavo una volta a pitturare

e sul cavalletto avevo messo una tela.

Mi ispirava dipingere i paesaggi,

della mia terra, tanto meritevole:

Cielo azzurro, come una cartolina,

giardini d’aranci e di limoni,

i mari colorati d’un blu scuro,

presepi di paesi in montagna.

Un momento che mi sono allontanato

 entra Krilù, presa del suo estro,

si mise coi colori a pasticciare

e coi piedi fece una mattanza.

Peccato! Tutto il quadro rovinato,

ho pensato la brutta fine della mia terra.

Coraggio, dissi, ci vuole una tela nuova

e ricominciare punto e d’accapo.

 

Francesco Caronia

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