LA STANZA  di Francesco Caronia
  




Francesco Caronia
   

LA MIA SICILIA


Destino

Turnava da campagna u viddanu,

allatu era assittata so mugghieri.

Na la scinnuta s’appagnau a mula,

u carrettu accapputtau suttasupra.

I puvireddi  eru a finiri ‘mezzu i roti,

u viddanu si stuccau l’ossa du peri,

a muggheri, mischina, persi la vita.

Quannu  o paisi si  sappi la nutizia,

quasi tutti chianceru a puviredda.

L’arcipreti Malacarne, in persuna,

vosi un funerale  in pompa magna.

No commiato, parlò da mala sorti,

ch’avia distinatu a iddà a tinta fini,

cu l’improvvisa, prematura morti.

Poi un grazie ci dissi o Signuruzzu,

ch’avia salvatu a vita a lu viddanu.

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Uno sguardo al mondo contadino di una volta, una vicenda tragica. Una povera donna perde la vita in un incidente, mentre il marito, che era sullo stesso mezzo, se la cava con alcune fratture. Il sacerdote, preposto alla funzione funebre, nel commiato finale fa cenno alla mala sorte ch’era toccata alla povera donna mentre rivolge un ringraziamento al Signore, per aver salvato la vita al marito. La morte attribuita al destino e la salvezza al Signore lascia perplessi parenti e amici.

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Destino

Tornava dalla campagna il contadino,

a fianco era seduta sua moglie.

Nella discesa s’è imbizzarita la mula,

il carretto si capovolse sotto sopra.

I poveretti finirono fra le ruote,

il contadino si spezzò le ossa del piede,

la moglie, poverina, perse la vita.

Quando in paese si sparse la notizia,

quasi tutti piansero la poveretta.

L’arciprete Malacarne, in persona,

volle un funerale in pompa magna.

Nel commiato parlò della mala sorte,

che aveva destinato alla donna una brutta fine,

con l’improvvisa, prematura morte.

Poi un grazie rivolse al Signore,

che aveva salvato la vita al contadino.

Francesco Caronia

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